La Città internazionale e interconnessa
Cultura, creatività e ambiente urbano, attrattività, talenti, turismo, diritti, nuove cittadine e nuovi cittadini.

Cultura
La città può trovare nelle politiche culturali una preziosa occasione di rilancio. La strategia culturale di Torino si fonda su un incremento di risorse e di investimenti pubblici, su obiettivi di rilevanza nazionale e internazionale e su una pianificazione di lungo periodo con grandi progetti come Torino Capitale Europea della Cultura 2033, così come sulla capacità di supportare e gestire la programmazione culturale diffusa e ordinaria. Per fare di Torino una vera Capitale della Cultura dobbiamo valorizzare le sue vocazioni: i musei, l’arte contemporanea, il cinema, il teatro, la fotografia, la musica. La cultura è fatta anche di luoghi fisici e ci sono spazi importanti che in questo senso andranno riqualificati come la Cavallerizza Reale e Torino Esposizioni, con la nuova grande biblioteca civica e la realizzazione di un hub culturale. Fondamentale è la programmazione culturale diffusa, anche attraverso un piano per l’utilizzo temporaneo a fini culturali di spazi dismessi in attesa di trasformazione e la creazione dello “Sportello Unico per gli Eventi” dove si possano avviare tutte insieme le pratiche necessarie (autorizzazioni, concessioni ecc.).
Bisogna riconoscere e promuovere il valore pubblico e sociale della musica, dell’arte e della cultura, come veicolo di benessere individuale, inclusione sociale ed educazione permanente. I musei, i teatri, i cinema, le biblioteche e tutti i centri culturali sono patrimonio collettivo, dove si creano relazioni basate sul principio di sussidiarietà e di corresponsabilità, sulla condivisione e co-progettazione di azioni rivolte all’individuo e ai suoi bisogni. Occorre lavorare per una modalità di finanziamento pubblico delle attività culturali basata su meccanismi di co-progettazione con le realtà del territorio.
Torino dovrà attuare politiche per promuovere l’accesso agli spazi, avviare politiche di filiera e di co-creazione del valore, sperimentare ibridazioni tra arte, tecnologie, welfare e inclusione sociale. In questa direzione è necessario prevedere strumenti per la connessione tra i soggetti culturali pubblici e privati del territorio: per la creazione di nuovi spazi in città, con un sistema di sponsorizzazione legato al mondo delle imprese e l’implementazione della circuitazione territoriale. Una visione policentrica della creatività contemporanea deve coinvolgere i giovani e tutta la popolazione, in un’ottica di welfare e di cura, con la co-progettazione con gli abitanti, come nel caso delle esperienze avviate con l’arte pubblica, che vanno rafforzate.
Il settore culturale coinvolge persone, comunità artistiche, lavoratori e lavoratrici. Diventa prioritario costruire un clima fecondo alla produzione di nuovi contenuti, che siano capaci di leggere la contemporaneità alla luce della conoscenza del patrimonio cittadino, delle potenzialità degli spazi ancora in disuso e della centralità degli artisti come professionisti e attori sociali. Si può aumentare la capacità ricettiva grazie a una migliore distribuzione dei flussi e all’impiego di strumenti digitali per la promozione delle collezioni sulla scena nazionale e internazionale. Un particolare impulso potrà essere dato dalla creazione di una Music Commission con lo scopo di raccordare le politiche cittadine del settore.
Torino è riconosciuta per il suo posizionamento come città del Libro, per il Salone del Libro, per le sue case editrici e i numerosi eventi legati alla lettura. Oltre a promuovere e rafforzare le iniziative capaci di attrarre visibilità nazionale e internazionale, occorre porre al centro dell’attenzione i lettori, restituendo centralità al Patto della Lettura, volto a facilitare la pratica e il radicamento della lettura come abitudine individuale e sociale diffusa, aprendo spazi d’incontro per la lettura su tutto il territorio comunale, sostenendo le case editrici torinesi, agevolando il prestito digitale (MLOL Media library online), incoraggiando la nascita di biblioteche e librerie e recuperando alla collettività i patrimoni librari privati, ad esempio attraverso collegamenti istituzionali tra i lasciti e le biblioteche scolastiche.

Turismo
La nostra città ha un enorme potenziale ancora inespresso sul fronte del turismo che può trasformarsi in un volano di sviluppo del territorio. Sono però necessarie alcune condizioni: un’offerta di prodotto qualificata e meno generalista, la proiezione e la promozione internazionale, una pianificazione a medio-lungo periodo, l’individuazione di settori strategici. Terra Madre Salone del Gusto, il Salone del Libro, le Atp finals e le Universiadi punteranno nei prossimi anni i riflettori nazionali e internazionali su Torino: starà a noi mantenerli accesi affiancandovi un’offerta turistica incentrata su settori strategici come il sistema metropolitano alpino, l’enogastronomia, il comparto congressuale. In quest’ottica sarà essenziale il rilancio dello scalo aeroportuale di Caselle e una decisa politica di attrazione e sviluppo di grandi eventi internazionali.

Persone e diritti
Sul piano dei diritti, Torino è stata la prima città a iscrivere all’anagrafe i bambini figli di persone dello stesso sesso e, in attesa di un riconoscimento a livello nazionale, deve continuare su questa strada. Servono politiche culturali inclusive, un lavoro formativo nelle scuole e nei luoghi di aggregazione perché capire vuol dire anche non discriminare. Su questo tema non vanno fatti passi indietro. Dobbiamo diventare un modello nazionale e internazionale di città per tutte e tutti, dove l’odio e le discriminazioni di genere e orientamento sessuale vengano condannati senza se e senza ma. La nostra deve essere una città aperta, che garantisce diritti e opportunità di cittadinanza a tutti e questo è possibile solo attraverso infrastrutture sociali – dagli asili alle scuole, alle biblioteche civiche, ai servizi per le famiglie, ai consultori – diffuse e ramificate nel tessuto urbano. Le condizioni di disuguaglianza dipendono anche dalla forma dello spazio, dalle separazioni e dalle marginalizzazioni del tessuto urbano. Una città inclusiva è il risultato di uno spazio collettivo che può essere abitato di giorno e di notte: strade presidiate da attività al piano terra, edifici, corti e isolati permeabili al pubblico, attività ibride, che consentono a parti diverse della popolazione di costruire/vivere insieme gli stessi luoghi. Nella Torino che vogliamo le persone hanno identità varie rispetto al genere, all’orientamento sessuale, all’età, alle diverse abilità, alle scelte di vita, all’origine geografica, alla lingua, alla cultura e alla religione. Pensiamo a una città aperta, inclusiva, accogliente, in cui le diversità siano percepite come risorse e le persone trovino spazi di riconoscimento e di partecipazione alla vita comunitaria. Una città laica e plurale attenta alle differenze, che assicura l’accesso e garantisce un equo trattamento di ogni diversità negli spazi pubblici e nei servizi con particolare riguardo alle nuove cittadine e ai nuovi cittadini. Una città che crede e investe nella sua rete di relazioni e nella cooperazione decentrata.
Vogliamo valorizzare le competenze delle nuove cittadine e dei nuovi cittadini di ogni generazione e garantire diritti di cittadinanza a famiglie, imprese e persone che decidono di investire sul proprio futuro a Torino. Incoraggiare una crescita demografica oggi significa soprattutto acquisire la capacita di attrarre e trattenere risorse, investendo non solo su politiche di assistenzialismo ma soprattutto sull’integrazione di servizi di accoglienza, accompagnamento all’autonomia abitativa, creazione di impresa e inserimento lavorativo. Per farlo occorre includere il riconoscimento dei fenomeni migratori come una delle risorse motrici della città negli ultimi decenni.

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