Lotta alle disuguaglianze

Una città inclusiva

Una città diseguale è una città destinata a fallire i suoi obiettivi di sviluppo. L’apertura della forbice sociale, il senso di abbandono maturato da interi territori e fasce sociali, l’incapacità di dare adeguate risposte strutturali – e non emergenziali – al tema delle povertà diffuse è un grande tema etico e culturale, prima ancora che programmatico.

«Fai strada ai poveri senza farti strada» diceva Don Lorenzo Milani. È una frase di straordinaria attualità che deve essere costante monito morale per tutti coloro che si impegnano nel governo della cosa pubblica. Per troppo tempo le povertà sono state ipocritamente sfruttate per opportunismo e per visibilità elettorale.

Occorre ribaltare completamente il paradigma etico e valoriale. Le povertà si affrontano innanzitutto creando opportunità di lavoro e benessere, favorendo soluzioni di uscita attiva dalla crisi, accompagnando le persone verso processi e programmi di riqualificazione delle proprie competenze e di inclusione nella vita della Città.

Il ricorso al sussidio, alla sola assistenza pubblica, deve diventare in prospettiva una misura di sola emergenza. Per compiere questo passaggio culturale occorre sostenere con decisione le azioni sociali che, con il coinvolgimento del Terzo Settore e dell’associazionismo, creino opportunità di inserimento e re-inserimento a servizio della collettività. Non senza un meccanismo che concentri le risorse economiche sul sostegno di questi percorsi di cittadinanza attiva.

In queste politiche la scuola gioca un ruolo determinante. Torino sarà anche le sue scuole, anche in relazione alla grande questione del calo demografico e soprattutto laddove all’attività formativa istituzionale e professionale si aggiungono quelle funzioni di presidio e di prevenzione del disagio, di contrasto all’abbandono e all’emarginazione. Attraverso programmi e progetti che realizzino la bellezza e la serena vivibilità dei luoghi e la sicurezza degli spazi fisici, il sostegno e la formazione permanente di insegnanti e operatori ogni giorno in prima linea, il favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli delle famiglie.

La Torino del 2031 punta sulla scuola anche perché è il primo e più incisivo veicolo di integrazione sociale, etnica e religiosa. È nella scuola che si costruiscono i torinesi di domani e questa consapevolezza deve trovare piena cittadinanza nell’agenda del prossimo decennio.

Nel 2031 Torino deve essere meno diseguale. L’asse di corso Regina Margherita non può continuare ad essere la faglia che separa simbolicamente l’accesso alle opportunità dei torinesi alimentando il senso di distacco e di separatezza di alcuni verso altri. La ricucitura della Città e l’eliminazione di questa barriera immateriale è un grande obiettivo per il prossimo decennio.