Il cambiamento immaginato

Una visione, per non essere effimera, comincia dalla realtà. E la realtà ci dice che i prossimi anni saranno molto difficili. Una vera sfida tra la ripartenza e il declino. La crisi demografica, economica, sociale e culturale di Torino, i cui effetti sono acuiti dai mutamenti e dagli squilibri degli scenari internazionali e dalla più generale crisi del Paese, richiama alla responsabilità di uno sforzo condiviso per immaginare e costruire la Città che vorremmo avere tra 10 anni; ecco il traguardo del 2031. Per questo servono l’analisi e la conoscenza sullo stato delle cose, l’esperienza e la competenza, anche amministrativa, per dare concretamente forma al cambiamento immaginato.

La nostra visione per Torino 2031 si pone in una prospettiva plurale e partecipativa che valorizza le riflessioni sull’area metropolitana intesa come dimensione sociale e territoriale di riferimento sovracomunale nella definizione delle politiche di sviluppo e crescita.

La Città è una, ma le specificità dei quartieri e delle zone sono molteplici, plurali e differenziate per articolazione economica, sociale, culturale. In più, le percezioni sulla qualità del vivere e le aspettative che ne derivano sono tante quanti sono le torinesi e i torinesi e le rispettive esperienze quotidiane. Le diverse parti della Città vivono oggi una mancanza di risposta adeguata alle criticità che ne frenano lo sviluppo. Le aree geograficamente più periferiche per un progressivo scollamento dal progetto-città; quelle semiperiferiche per deficit di integrazione funzionale; quelle centrali perché in crisi di vocazione.

Una visione per Torino 2031 che prenda corpo dalle differenze tra le realtà territoriali non può avere quindi né solo la forma di un programma politico-amministrativo tradizionale, né quella di un mero manifesto valoriale. Per vedere la Torino del futuro servono obiettivi precisi e progetti forti, ma aperti alla contaminazione e capaci di evolvere e adattarsi ad una società che si trasforma costantemente ad altissima velocità. Il tempo del cambiamento oggi non consente più di affrontare la sfida dello sviluppo con modalità ed azioni che in qualche modo appartengono al passato.
Per Torino servono idee, soluzioni, ma prima di tutto servono metodi per l’elaborazione e l’attuazione di politiche di sviluppo in grado di interpretare e realizzare il cambiamento. Anche guardando con ottimismo a soluzioni alternative rispetto a quelle che abbiamo ritenuto utili e giuste in passato. Oggi Torino è un’altra Città, con nuovi bisogni, nuovi orizzonti da tracciare, obiettivi da raggiungere, sfide da accettare.

Disegnare oggi un progetto di Città richiede fondamentalmente due cose: visione e concretezza. Visione del futuro, comprensione dei problemi, individuazione delle soluzioni. Concretezza nel capire che servono certo leadership forti, ma che la realtà comunque non si cambia con artifici tecnocratici, con mere soluzioni tecniche. Si cambia insieme e non da soli.

C’è bisogno della Politica. Nel senso più profondo del termine. Solo la Politica può produrre sintesi efficaci tra le esigenze talora in conflitto espresse dai territori e dalle persone. È dunque questo il momento per puntare con determinazione su una Politica che torni ad essere interprete di un disegno e della società torinese.

Torino ha nella sua matrice costitutiva e diffusa una profonda e radicata base valoriale ed etica che si fonda su principi di libertà, operosità, inclusione, solidarietà, capacità di intraprendere, rispetto delle diversità, tutela e promozione dei diritti civili e delle pari opportunità. Su questi grandi temi non solo non bisogna abbassare la guardia o fermarsi ma sono necessari passi in avanti.

Una considerazione di fondo è necessaria: uno dei temi centrali per i prossimi anni sarà anche non celebrare come straordinario quello che invece deve essere il normale funzionamento amministrativo di una grande città di respiro internazionale come Torino. Rilasciare una carta d’identità in modo semplice e veloce, asfaltare le strade, gestire i rifiuti, riparare un marciapiede, tagliare l’erba nelle aree verdi e sostituire le lampadine dei lampioni devono tornare ad essere servizi scontati, che prescindono dal colore politico o dalla dimensione valoriale. Devono tornare ad essere diritti dei cittadini e non gentili concessioni dell’amministrazione o, peggio, gli orizzonti su cui impostare l’azione di governo.

È indispensabile cambiare scala e alzare il livello della prospettiva e del ragionamento. Avere oggi una visione per la Torino che sarà, significa prima di tutto promuovere un cambio di passo e confrontarsi con le prospettive di una Città che già possiede grandi potenzialità ma che è anche in cerca dell’opportunità di esprimersi in un quadro organico e sinergico di azioni.

Sei sono le priorità sulle quali costruire la visione di Torino 2031 e sulle quali prendono corpo le azioni di programma: Salute, Lavoro e sviluppo, Sicurezza, Lotta alle diseguaglianze, Cultura e Turismo, Ambiente e spazio urbano. È su questi grandi temi che gli assi di intervento politico-amministrativi devono agire in modo cooperativo per trovare la strada necessaria al rilancio di Torino. L’impresa, la trasformazione fisica ed infrastrutturale, la cultura, la dimensione internazionale, il turismo, l’Università, l’innovazione e la ricerca, le politiche sociali.

Tre sono i grandi nodi di fondo da affrontare per sviluppare le iniziative: le risorse economiche, le competenze amministrative, la macchina comunale.

Due infine gli orizzonti dentro cui operare: quello nazionale, in cui una Torino forte di visione, concretezza e capacità realizzativa si possa offrire come parte della soluzione dei problemi del Paese e quello europeo attraverso lo sviluppo di progettualità e percorsi che rientrano nel grande piano per la ripresa Next Generation EU e che permettano alla Città di tornare a giocare un ruolo distintivo e protagonista anche a livello internazionale.